ultimo aggiornamento
martedì, 24 novembre 2020 10:36
Magistratura Indipendente

Verso un diritto processuale dell’emergenza?

di Mario CICALA, già presidente di sezione della Corte di Cassazione

 
 

 

1. Emergenza coronavirus: muta l’interpretazione delle norme costituzionali?

L’epidemia che in questi primi mesi del 2020 ha investito la società italiana ha determinato un ininterrotto e caotico fluire di norme di emergenza1, che hanno dato luogo ad una massa disomogenea di norme contorte e di difficile comprensione, spesso modificate nel corso di poche settimane; tanto che mi è parso ne sia derivato un ulteriore vulnus al mito della conoscibilità del diritto su cui poggia qualunque sistema giuridico. La parte nettamente più cospicua di queste disposizioni mira a soccorrere privati e imprese investite dal blocco delle attività economiche imposto dalla malattia e dal pericolo del suo diffondersi; sono altresì state emesse numerose disposizioni di grande importanza che cercano di indirizzare gli italiani verso “condotte virtuose” in qualche misura idonee a contenere il diffondersi del male, a punire coloro che non si adeguano a questi parametri “virtuosi”. Non mancano però anche disposizioni che delineano un “diritto processuale dell’ emergenza”, che per un verso viene a prender atto di una sorta di “vuoto” nell’esercizio della giurisdizione; per altro verso elabora regole processuali che consentano, grazie allo sviluppo della tecnologia, di decidere le controversie giudiziarie evitando però quei contatti interpersonali che vengono additati come causa prima del contagio. Si tratta di una normativa straordinaria che qualifica se stessa come “temporanea” e con scadenze molto vicine; ed è viva in tutti noi la speranza che la vicenda coronavirus si concluda in breve tempo determinando la conseguenziale scomparsa del labirinto normativo con cui si è tentato di fronteggiarne i perniciosi effetti. Tuttavia il giurista di professione deve valutare e studiare questi interventi normativi pur di breve durata; dato in primo luogo il loro impatto pratico. Inoltre non può sottrarsi al dovere professionale di tentare di formarsi un giudizio su questo fiume di disposizioni, di domandarsi se in qualche misura esse siano espressione di tendenze profonde della nostra società, se precorrano ed anticipino future riforme “definitive”. E se ed in quali misure siano armoniche con i “sommi principi” costituzionali, così come finora predicati; o se invece la necessità modifichi la nostra percezione e interpretazione delle norme costituzionali.

1 La Raccolta delle norme, in proposito, curata dalla Protezione civile e che giunge solo fino al d.l 18/2020 è composta di ben 295 pagine; il maxiemendamento approvato dal Senato con il voto che ha approvato la conversione in legge di detto decreto è di 90 pagine.

 

 

 
 
 
 
 
 

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RIVISTA ISSN 2532 - 4853 Il Diritto Vivente [on line]

 

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